L'ACQUA NEL NOSTRO TERRITORIO |
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IL NAVIGLIO E LA ROGGIA CORNICE |
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Il Naviglio Grande è un canale che attraversa Boffalora, costeggia
il giardino della scuola elementare e arriva a Milano.
Prende le acque dal fiume Ticino a qualche centinaio di metri a sud
del ponte di Oleggio.
Divide Boffalora in due parti: Boffalora alta e la vallata.
Il Naviglio fu scavato agli inizi dell'anno mille ed è stato
una importante via di comunicazione.
È sopravvissuto a molte guerre e certe battaglie furono combattute proprio
sulle sue sponde.
Due volte l'anno bisogna abbassare l'acqua per pulirlo, perché è un
po' sporco e un po' inquinato soprattutto per alcune industrie della
zona. |
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Il Naviglio era molto importante perché serviva per trasportare
a Milano sabbia e ghiaia prese dalla cava Cormani, per trasportare le
persone sul famoso Barchet ed inoltre per bagnare i campi.
Nella fotografia si vede il punto della vecchia cava dove i barconi caricavano
la ghiaia.
Molte persone di Boffalora facevano il barchiroeu vale a dire lavoravano
sui barconi e mio nonno mi ha raccontato che quando tornavano indietro
vuoti, poiché andavano contro corrente, dovevano essere tirati
dai cavalli o dai buoi. |
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Nella fotografia si vede
la ricostruzione del Barchet fatta recentemente dalla PIARDA.
Il barchet serviva per trasportare la gente che doveva andare a Milano.
Era fatto tutto di legno e sotto c'era la base, la barca di ferro.
Nella parte posteriore c'era un grosso remo, il timone che serviva per
far curvare la barca. |
Seguendo la sponda del Naviglio, in
fondo alla via Dante, si può vedere il punto in cui nasce la roggia
Cornice che i vecchi chiamavano il Rungion.
Nella fotografia si vedono i due rami: quello a destra va in campagna
per irrigare i ampi, quello a sinistra sparisce sotto la filanda che è un
posto doveuna volta si filava la seta. |
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Abbiamo visitato la filanda Mylius:
siamo stati accolti dal signor Franco Tinelli proprietario della filanda
dal 1970.
Abbiamo visto la ruota che serviva per far funzionare l'albero di trasmissione
usato per mettere in moto i macchinari e sentivamo l'acqua scorrere sotto
il pavimento dove noi appoggiavamo i piedi.
La stampa ( 1828), a sinistra, è del pittore Migliara e fa vedere
l'interno della filanda come era nell' 800 quando era di proprietà del
banchiere di origine svizzera Enrico Mylius. |
La roggia riappare in uno dei cortili
della via Dante per continuare il suo corso. |
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La rivediamo dal ponte della via 25 Aprile dove fa un salto e fa girare
con più forza la ruota del vecchio mulino. Lì, i nostri
bisnonni portavano il frumento e il grano a macinare e ottenevano la
farina bianca o gialla per mangiare un buon pane o una squisita polenta. |
Dopo il
mulino la lasciamo più stretta a continuare il suo cammino
tra i campi.......... |
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