ISTITUTO COMPRENSIVO "EDMONDO DE AMICIS"
MARCALLO CON CASONE
SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO "LEONARDO DA VINCI"
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Gioco della tolla.
La tolla consisteva in una lattina che veniva posta al centro di una riga, la quale pideva il rettangolo di gioco in due parti; qui si trovavano rispettivamente due persone. All'inizio della riga c'erano altri bambini, che tiravano due sassi piatti, tentando di colpire la lattina, in modo tale da lanciarla il più lontano possibile. Le due persone correvano a prenderla e vinceva chi la rimetteva per primo sulla riga.

Gioco della rella.
La rella era un pezzetto di legno, curvo alle due estremità; una di queste veniva colpita da un bastone, in modo tale che saltava lontano. Ad una certa distanza si trovava, disegnato per terra, un cerchio. Chi si avvicinava di più o mandava la rella all'interno di esso, aveva vinto.
Gioco dei giarlatan.
Giarlatan significa bottoni; essi venivano chiamati così perché ci volevano appunto bottoni grandi per giocare. I due sfidanti dovevano tirarli, cercando di avvicinarsi il più possibile ad una riga disegnata. Chi vinceva prendeva il bottone dell'altro.
Figurine.
Le figurine erano dei pezzetti di cartoncino (3 cm x 5 cm) con disegnate figure di animali. Essi si mettevano tra il pollice e l'indice della mano sinistra e, con quella destra, si lanciavano il più lontano possibile, cercando di avvicinarsi ad un muro. Chi lo colpiva aveva vinto e poteva prendere la figurina dell'avversario.
Il cerchio.
Si prendeva il cerchio di una bicicletta e, con un pezzo di legno, lo si faceva girare. Bisognava correre per restare al passo col cerchio e perdeva chi non ci riusciva. Questo gioco è ricordato anche da Federica.
Cavallina.
Gioco a due persone. Un bambino era abbassato con le mani per terra, mentre l'altro faceva la rincorsa e, gridando: "Cavallina, vengo!", cercava di saltarlo. Se non ci riusciva e cadeva, si effettuava un cambio e i ragazzini si invertivano di ruolo.
Rusconi Alba - Classe III A
Dopo aver ricordato questi pochi giochi praticati dai nostri nonni, noi ragazzi
d'oggi, abituati ad avere strumenti sofisticati come il computer o le macchine
per i videogiochi, con i quali siamo impegnati a superare complicate difficoltà
per poter vincere, facciamo fatica a capire come ci si poteva pertire con
quei semplici strumenti di gioco. Tuttavia, ci colpisce la creatività e la manualità
evidenziata dai ragazzi di ieri, nel costruirsi qualche balocco quando i genitori
non potevano comprarli. Ci riferiamo alla costruzione di palloni con le pelli,
come risulta dalla ricerca di Andrea Fusè.
"Mio bisnonno - dice Andrea - era calzolaio e, siccome spesso avanzavano pezzi di cuoio, egli ed i suoi amici li cucivano insieme e facevano un pallone." A quei ragazzi era quindi sufficiente una pallottola di stracci, purchè calciabile, per giocare a calcio nei cortili o nelle strade. I loro giocattoli, poi, erano quelli di povera gente che si accontentava di poco, come ancora riferisce Andrea:
"Mio nonno mi ha insegnato come costruire un fucile con l'elastico. Prima di tutto bisogna procurarsi una stretta asta di legno, un chiodo, una molletta ed un elastico. Nella fase numero uno, si pianta un chiodo ad una estremità dell'asta di legno; nella fase numero due, invece, all'altra estremità si incolla una molletta. Nell'ultima fase si tende l'elastico tra il chiodo e il buco della molletta; per sparare si schiaccia la molletta."
Dal dopoguerra in poi, con la disponibilità di nuovi e più idonei materiali,
nascono nuovi "giocattoli". Ad esempio gli aquiloni con carta velina e pezzetti di legno (Emanuela Calati). I più precisi ed abili, poi, si costruivano aeroplani con il compensato (Mauro Gagliardo) o monopattini di legno con le ruote a sfera (Brugnoli Erika).
Nelle lunghe sere d'inverno si giocava a carte. Federica ed Andrea ricordano
due tipici giochi con le carte.
Mariana
Nelle sere d'inverno i bambini e gli adulti si riunivano nelle stalle, riscaldate dal calore degli animali, per giocare a carte. Il gioco più comune era la "mariana", famosa soprattutto nel milanese.
Ci possono essere solo 2 o 4 giocatori con un mazzo di 40 carte "milanesi".
Si distribuiscono cinque carte a persona, il primo giocatore (di solito) tira l'asso che può essere battuto solo da una "mariana" (donna più re dello stesso seme). Alla fine chi totalizza più punti è il vincitore: l'asso vale 11 punti, il 3 vale 10 punti, il re 4 punti, la donna 3 punti e il fante 2 punti; le altre carte vengono chiamate "lisce".
La prima "mariana" vale 40 punti, la seconda 60 punti, la terza 80 punti e l'ultima 120 punti.
Con quattro giocatori le tecniche sono uguali, ma il gioco penta più animato; nel gioco a coppie, però, è più difficile fare la "mariana".
Le espressioni tipiche usate in questo gioco erano: "Ta cusa no?" (non fai la mariana?) oppure "Ta ghe li no un caric?" (non hai un carico?) (inteso come asso e tre)? Inoltre se all'inizio della partita non si aveva neanche una carta con dei punti (si avevano tutte "lisce"), si poteva dire: "Senza un punt sa tramunt" (senza un punto si rimischiano le carte) e in questo caso le carte venivano girate ancora.
Colombo Federica - Classe III A
Pepatencia
Gioco
con le carte, in cui non bisognava pescare dalla mano dell'altro giocatore la
donna di picche, che era singola nel mazzo. Quando un giocatore aveva in mano
due carte uguali, le scartava, così chi rimaneva con zero carte aveva vinto.
Perdeva chi alla fine aveva in mano solo la donna di picche.
(Andrea Fusè)
Andrea riferisce altri due giochi dei ragazzini di un tempo.
I bili
A
sorte un giocatore lanciava una biglia, il secondo doveva tentare di farla "bocciare".
Se la biglia veniva " bocciata", il perdente doveva dare al vincitore un bugett,
cioè una biglia di terracotta con scarso valore.
Il gioco del turacciolo
Un turacciolo veniva posto a 5 metri dai concorrenti. Intorno ad esso veniva fatto un cerchio e sul turacciolo venivano deposti 5 centesimi a partecipante. Dopo, a turno, un grosso sasso piatto (réla) veniva lanciato a turno dai partecipanti. Lo scopo era quello di far cadere il turacciolo e con esso i soldi. Se i soldi cadevano nel cerchio, venivano presi da colui che aveva lanciato la pietra, se invece cadevano fuori, rimanevano nel piatto.
Fusè Andrea - Classe III A
L'esperienza di vita più importante che i nonni raccontavano ai nipoti era quella relativa al periodo militare, come Mauro, nella sua ricerca, ci ricorda.
Gioco della guerra
Mio nonno mi racconta che quando aveva dieci, dodici anni dedicava gran parte del suo tempo libero ai giochi sulla guerra. La propensione al combattimento, quando egli era ragazzo, era molto sentita. Il suo gioco preferito era, quindi, la guerra con i soldatini di gesso. Quando giocava con gli amici, nei campi o in cortile, ognuno di loro predisponeva i propri eroi in buche simili a trincee o in fortini costruiti con sassi e legnetti. Lo scontro avveniva usando le cerbottane, canne di giunco vuote: si soffiava con forza ad una estremità e dall'altra venivano lanciate delle palline di carta, simili a proiettili, contro i soldatini. Se non si avevano le cerbottane, si utilizzavano gli elastici. Chi colpiva, facendo cadere tutti i soldatini del nemico, aveva vinto.
In quegli anni i ragazzi leggevano con interesse "I ragazzi della Via Pal" e cercavano di imitare le scene di guerra tra i due gruppi rivali, di cui si parla nel libro, soprattutto da parte dei ragazzi meno fortunati, quelli cioè, che non avevano i soldatini di gesso.
Costoro giocavano "alla guerra" correndo liberi nei campi, nascondendosi sotto i ponti per ripararsi dai colpi del nemico, che usava come armi dei pezzi di legno."
Numerose sono le versioni regionali di taluni giochi, che presentano caratteristiche universali. Un esempio è la lippa.
Da ragazzo mio nonno si è pertito molto nel giocare al Pindul Pandul. Questo termine friulano corrisponde al nome milanese La lippa.
Un giocatore doveva lanciare il più lontano possibile un pezzo di legno, gli altri cercavano di colpirlo mentre era in aria. Vinceva chi lanciava il legno il più lontano possibile.
Gagliardo Mauro - Classe III A
Sempre, comunque, la dimensione socializzante del gioco era presente, pur nella semplicità del rituale, che Emanuela ed Erika ci evidenziano.
Il gioco dell'elastico
Due giocatori dovevano legarsi l'un l'altro le caviglie con l' elastico e cercare di raggiungere un punto di stabilito. Vinceva chi riusciva ad effettuare il percorso senza cadere.
Girotondo
Questo gioco era per i più piccoli. I bambini si mettevano in cerchio e, tenendosi per mano, giravano in senso circolare, cantando la filastrocca: "Giro, girotondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra." Alla fine "cadevano tutti per terra".
Corsa con i sacchi
Questo gioco era riservato ai ragazzi più grandi, i quali effettuavano delle gare in strada, correndo in un sacco, cercando di raggiungere, senza cadere, il traguardo.
Nascondino
Questo gioco coinvolgeva grandi e piccoli. Si faceva "la conta" per vedere chi "era sotto", cioè chi doveva coprirsi gli occhi con un braccio, appoggiato al muro e contare fino a dieci, mentre gli altri correvano per cercare un nascondiglio. Chi veniva scoperto e non faceva in tempo " a salvarsi", cioè ad arrivare al muro gridando "libero" o "tana", sostituiva chi aveva fatto prima la conta.
La gara degli aquiloni
Gli aquiloni venivano costruiti con la carta velina e con pezzi di legno.
Si correva in strada, cercando di far "volare" l'aquilone. Vinceva chi lo alzava di più.
Calati Emanuela - Classe III A
La corda
Il gioco preferito dalle ragazze. Due facevano girare la corda e cantavano qualche ritornello mentre una ragazza saltava la corda, seguendo il ritmo del canto.
Bandiera
Due squadre di ragazzi si disponevano dietro una riga tracciata per terra con un pezzo di legno. Al centro, un ragazzo reggeva "la bandiera", un fazzoletto o un pezzo di stoffa, e chiamava un numero, corrispondente a due concorrenti rivali. I ragazzi chiamati correvano verso la bandiera e cercavano di riportarla al punto di partenza senza farsi prendere dall'avversario.
Brugnoli Erika - Classe III A
Il lavoro presentato è stato coordinato dalla docente Ferri Carla con il supporto del Sig. Lualdi Giancarlo. La interessante ricerca è stata svolta dai ragazzi della classe III A della S.M.S. di Marcallo con Casone, mediante interviste ai nonni, autentiche "memorie storiche" (ahimè in via di estinzione...), relativamente al modo di giocare dei ragazzi di un tempo.