I
ragazzi di quinta A e quinta B, lo scorso anno, hanno visitato la
mostra dei bachi da seta.
La mostra era situata in sala Cattaneo presso il parco Ghiotti, organizzata dal Comune
di Marcallo con Casone.
Questo è il lavoro prodotto da noi per ricordare le notizie e le informazioni
apprese, inerenti ad una lavoro scomparso nel tempo e per imparare le basi del linguaggio html.
Le uova dei bachi erano tenute in una camera d'incubazione dove una donna le sorvegliava.
L'incubazione durava dai quindici ai dicotto giorni nei quali la temperatura doveva gradatamente salire, senza sbalzi, dai 15 ai
24 gradi circa.
Le nascite avvenivano in pochi giorni e sempre nelle ore mattutine.
Simone e Riccardo
Quando i bachi erano nati, si dovevano liberare da tutti i mobili i locali destinati all'allevamento,
generalmente le cucine, e procedere ad una accuratissima pulizia e disinfezione
sia dei locali sia degli attrezzi occorrenti all' allevamento, poichè potevano
ospitare germi pericolosi per la salute del baco.
Le donne raccoglievano foglie
di gelso per nutrire i bachi da seta.
I bachi da seta erano appoggiati su dei
graticci che erano telai di legno.
I telai di legno avevano un fondo fatto di
cannucce di palude o di altro materiale e presero il nome "tavole per bachi"
nel nostro dialetto "tavuole da cavaler".
Era il sistema tipicamente usato in
Lombardia.
Indispensabile, nel locale, un camino o una stufa che si accendevano,
in caso di giornate fredde o umide, per mantenere la temperatura ottimale per
i bachi.
Veronica, Valentina e Luca
I contadini raccoglievano le foglie fresche di gelso di cui i bachi si nutrivano.
L'espansione dell'allevamento del baco portò ad un enorme aumento di gelsi coltivati, specialmente in Lombardia.
I gelsi erano ovunque: lungo le strade, nei cortili, a filari nei campi coltivati, a siepi.
Giulia e Cristina
Finita la vita da bruco e dopo un'ultima grande mangiata della durata di 4 o 5 giorni, il baco rifiutava ogni cibo, vuotava completamente l'intestino e solleva la testa verso l'alto agitandola nervosamente: era il segno che cercava un luogo adatto dove installarsi per tessere il bozzolo.
Quel luogo glielo costruiva il contadino preparando quello che si chiamava "bosco":
centinaia di piccole fascine di rametti
di erica, saggina o altro, accostate in verticale su ognuno dei ripiani di graticci che erano serviti da letto per
i bachi.
Noemi Chiodini e Alessia Vanella
Il momento adatto per raccogliere i bozzoli era tra
l'ottavo e il decimo giorno dopo la salita al bosco.
Una frenetica festa accompagnava la tolta dei bozzoli dal bosco: "la sbozzolatura".
Il prezioso raccolto andava ripulito dalla bava che lo circondava, "la spelaia", successivamente si separavano
i bozzoli ben formati dagli incompleti, dai macchiati, forati e guasti.
Le ceste traboccanti di bozzoli perfetti venivano consegnati
al fattore del proprietario che li avrebbe venduti a
mercanti o direttamente alle filande, assicurando la parte di guadagno spettante al contadino.
Davide, Mattia e Gianluca
Tolti i bozzoli dal bosco, restavano pochi giorni a disposizione per impedire
alla crisalide di trasformarsi nella farfalla che avrebbe forato il bozzolo per
uscire rovinando così il filo di seta: occorreva sopprimere la crisalide. Questo era possibile introducendo i bozzoli in speciali forni il cui colore, a temperature e tempi stabiliti, era letale per le crisalidi: l'operazione si chiamava "stufatura". I bozzoli erano così pronti per il lavoro di "trattura" della seta.
Il luogo dove si svolgeva questa importante attività era la "filanda".
Nella filanda il lavoro era durissimo si lavorava dall' alba alla sera anche per
12-15 ore, con le sole, brevi interruzioni per i frugali pasti.
La "filera" veniva affiancata da una addetta alla scopinatura dei bozzoli,
la "scuinera" (scopinatrice), generalmente una bambina di dieci anni
d'età che trovati i capofila nella bacinella, passava i grappoli di
bozzoli alla filatrice seduta davanti a lei. Questa donna, reimmersi
i bozzoli nella propria bacinella, poteva così gestire la composizione
e l'avvolgimento di anche otto fili contemporaneamente.
Ivan e Jessica
[1] altre notizie su una filanda nel lavoro dei ragazzi di Mesero