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Il corvo e la volpe"
Il corvo e la volpe
Ti vengono presentati due testi che raccontano una favola molto antica. Il primo è di Esopo. lino scrittore greco vissuto nel V secolo a. C.: qui lo puoi leggere in traduzione italiana; il secondo è una libera riscrittura della stessa favola di Arturo Loria, un raffinato scrittore emiliano della prima metà del Novecento. I quesiti che ti saranno posti riguardano prevalentemente il secondo testo, ma alcuni richiedono un'attenta lettura anche del primo testo.Primo testo
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne. Si fermò ai suoi piedi e cominciò a far gran lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza, dicendo che nessuno era più adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senz'altro, se avesse avuto la voce. Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e lasciò cadere la carne. La volpe si precipitò ad afferrarla, soggiungendo: "Se poi, caro il mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe proprio altro, per diventare re".
Ecco una favola adatta per un uomo stolto.
(da: Esopo, Favole, traduzione di Elena Cava Valla. Milano, Biblioteca Universale Rizzoli. 195 1)
Secondo testo
Un corvo di buona pasta, mentre stava sull'albero con un formaggio nel becco, fu ingannato dalla volpe che seppe fargli aprir la tenaglia con un discorso adulatorio e avere per sé il boccone che quello contava di godersi: ma, consigliato nottetempo da un gufo, il corvo si prese poi una vendetta astuta. Attese la ladra sul solito suo albero, serrando nel becco un sasso che di lontano poteva parer formaggio, e, dopo alquante parolette di lei che. questa volta, sentiva di doverne spendere molte in lungo rigiro prima di condurlo alla medesima sciocchezza, lasciò cadere il pondo. La volpe. nell'addentar di furia la seconda preda, si rovinò la bocca; tuttavia non dette segno di vero disappunto. - Bravo - disse, guardandolo lassù con simpatia. - Adesso è tempo che tra noi savi si faccia società.
(da: A. Loria. Settanta favole. Firenze; Sansoni, 1957)
Quale potrebbe essere il titolo del secondo testo?