titolo 8 giugno 2009 Esteri

La Scuola Primaria di Boffalora è stata intitolata a Giovanni Paolo II

Nel nome del Santo Padre


scuola primariaIl giorno 16 ottobre 2008, dalle ore 10.45 alle 12.30, si è tenuta la cerimonia di intitolazione della Scuola Primaria di Boffalora a Papa Giovanni Paolo II, a cui hanno partecipato il Sindaco Anna Maria Garavaglia, il Dirigente scolastico Flavio Pellegrin, il Parroco don Marco Longhi, il Vicario episcopale monsignor Eros Monti, oltre alla coordinatrice di plesso Ettorina Colombo, a tutte le maestre, agli alunni schierati con grembiulino o casacca neri e a molti genitori. "Tra le tante figure illustri che avremmo potuto individuare per caratterizzare la nostra Scuola Primaria - ha detto il Sindaco nel suo discorso - ne abbiamo scelta una molto speciale, che tanto ha fatto per i giovani di tutti i popoli: Giovanni Paolo II, il Pontefice che ci ha lasciati nel 2005". Sono state indicate alcune coincidenze interessanti, che confermano che la decisione presa è "particolarmente indicata per la nostra comunità": Karol Wojtyla è stato eletto Pontefice il 16 ottobre 1978 e proprio il 16 ottobre 2008 (esattamente 30 anni dopo) è stato eletto protettore della nostra Scuola Elementare; Karol Wojtyla, devotissimo alla Madonna, è mancato il 2 aprile 2005, la serata del primo "Madunin d'or", che da allora si celebra a Boffalora in occasione della festa dell'Acquanegra Tre alunni davanti a un cartellone della mostra come un intenso momento religioso. "Giovanni Paolo II ha sempre avuto una predilezione particolare per i giovani. - ha rimarcato il Sindaco - Cari ragazzi, abbiatelo sempre nel cuore, nella mente e nella vostra innocente quotidianità". Poi ha parlato monsignor Eros Monti, che ha passato molto tempo a Boffalora come collaboratore del nostro Parroco e si è fatto amare da tutti. Ha descritto la magnifica persona di Papa Wojtyla e il suo incontro con lui a Milano. Ha ricordato che, al momento del saluto con i prelati che volevano a tutti i costi trattenerlo più a lungo, ha placato le richieste di rimanere con la frase: "Può tornare solo chi è andato via". In seguito il Dirigente Scolastico Flavio Pellegrin ha spiegato le ragioni della scelta, effettuata insieme alle famiglie degli alunni, di dedicare la scuola a Giovanni Paolo II. Dopo aver preso in esame varie ipotesi, la decisione sembrava orientata verso il nome di Wojtyla o, in alternativa, verso quello di Carlo Urbani, un medico morto nel 2003 per una malattia che lui stesso aveva scoperto. Alla fine il Consiglio di Istituto ha votato per il Papa. "Fate onore al nome della nostra scuola, - ha detto il Preside - comportandovi bene, aiutando gli altri come ha fatto Giovanni Paolo II e dando il meglio di voi stessi". Poi la coordinatrice di plesso Ettorina Colombo ha introdotto l'intervento di alcuni ragazzi di quinta elementare, che hanno letto alcune frasi importanti che il grande Pontefice ha rivolto ai giovani che tanto amava. Per esempio: "Se vuoi la pace, lavora per la giustizia; se vuoi la pace, proclama la verità; se vuoi la pace, devi amare". E ancora: "Voi siete la giovinezza delle nazioni e della società, la giovinezza di ogni famiglia, la giovinezza della Chiesa". Quindi è stata scoperta la targa, su cui si legge che Giovanni Paolo II "ha lasciato durante il suo lungo pontificato un ricordo indelebile", perché sapeva motivare "all'amore, alla solidarietà e alla fratellanza". Successivamente ha parlato Don Marco, che ha ricordato la sua infanzia e i suoi anni trascorsi alla scuola elementare. Finito il suo discorso, è stata letta una preghiera da Renzo Bassi, rappresentante del Consiglio di Istituto. In conclusione, gli alunni hanno cantato l'Inno di Mameli, alcuni addirittura con la mano sul cuore. È stato poi possibile visitare la bellissima mostra, organizzata da ragazzi ed insegnanti, sulla vita di Giovanni Paolo II.

Emanuele Locatelli
Nicola Basile

Ricordi della visita di istruzione a Venezia, la città sull’acqua

In mezzo ai leoni e alle gondole

Noi alunni delle classe terze della Scuola Media di Boffalora sopra Ticino siamo andati in gita a Venezia nei giorni 27, 28 e 29 gennaio 2009. Abbiamo viaggiato in treno, partendo alle ore 8.15 da Magenta fino a Milano Centrale e da lì un diretto ci ha condotti a destinazione. Siamo arrivati alle ore 13 circa. Ci hanno accompagnato quattro insegnanti: la professoressa Giuseppina Losa, la professoressa Mariolina Passoni, la professoressa Laura Magna e l'immancabile professor Pierluigi Calcaterra, che ci ha fatto da guida con le sue spiegazioni da dieci e lode. Ci siamo mossi per Venezia attraverso dei traghetti, che hanno la stessa funzione dei pullman nelle città sulla terraferma. Abbiamo pernottato e fatto colazione in un ostello per la gioventù, che si trovava alla fermata "Zitelle", chiamata così perché in passato vi abitavano donne nubili che lavoravano l'orto e, con i soldi ricavati, acquistavano la dote per sposarsi. Per il pranzo, ci veniva lasciata un'ora libera, in cui potevamo mangiare a nostre spese. La cena per due giorni era prenotata in un ristorante vicino all'ostello. Tra i luoghi più suggestivi che abbiamo visitato c'è la celeberrima piazza San Marco con i suoi leoni scolpiti ovunque, simbolo dell'evangelista a cui la città è dedicata. Abbiamo ammirato molte chiese dalle dimensioni colossali, in stile gotico o bizantino, piene di dipinti e di grandi sculture, memorie di grandi artisti come Tiziano, rimaste nei secoli al loro splendore originario. È stata interessante anche la visita allo sfarzoso Palazzo Ducale, con le sue camere titaniche e il passaggio interno nelle prigioni del Ponte dei Sospiri. In ogni stanza i soffitti erano decorati con oro e dipinti bellissimi, perché Venezia durante il Medioevo era ricchissima in quanto era una grande potenza marinara, mentre nel 1500, dopo la scoperta dell'America e con il Rinascimento, le principali rotte commerciali si spostarono nell'Oceano Atlantico, quindi Venezia incominciò a decadere. È stato bello anche visitare Murano, un'isola dove regna il famoso vetro: abbiamo visto come viene lavorato questo materiale e quali oggetti vengono fabbricati e abbiamo saputo che non c'erano scuole dove insegnano a lavorarlo, ma l'arte si trasmetteva di generazione in generazione. L'ultimo giorno abbiamo visto il Ponte di Rialto, che è il più grande di tutta Venezia e dal quale si può ammirare un panorama straordinario. Grazie a questa gita abbiamo conosciuto meglio Venezia, una città apparentemente instabile, formata da tante isolette che potrebbero sprofondare da un momento all'altro nel buio, così intricata con i suoi tanti canali e le sue vie. Abbiamo camminato per questa città, abbiamo visto la laguna, i flash dei turisti, l'acqua calma mossa dalle gondole, la pioggia che scendeva e che abbracciava il mare. E tutto questo ci è piaciuto.

Emanuele Locatelli
Luca Colombo


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