La parola a Francesco Calcaterra, il nuovo insegnante di Educazione Musicale delle classi seconde
La resurrezione del flauto dolce
Il prof. Francesco Calcaterra con un gruppo di flautisti di 2aA
Dopo anni di indiscusso
primato del rock, torna
nella nostra Scuola la
melodia del flauto dolce.
Autore di questo "miracolo"
è il professor Francesco
Calcaterra, che quest'anno
insegna Educazione
Musicale nelle classi 2a A
e 2a B.
Professor Calcaterra,
dove è nato?
"A Cuggiono".
Dove abita?
"A Bernate Ticino".
In quale altra Scuola
insegna?
"Alle Scuole Medie di
Mesero e di Marcallo".
Quali studi ha fatto per
diventare un insegnante
di Educazione Musicale?
"Ho conseguito il
diploma di Organo e
Composizione organistica
al Conservatorio di Novara
ed il Magistero in Canto
Gregoriano all'Istituto
Pontificio di Musica Sacra
di Milano".
Qual è lo strumento
in cui Lei ha una
specializzazione?
"L'organo a canne".
Che tipo di musica
ascolta?
"Di solito quella classica.
Mi piace molto la musica di
Bach e del periodo barocco
in genere, ma non solo.
Ascolto anche qualche
cantautore: in questo
periodo sto ascoltando De
André e Guccini".
Qual è il suo musicista
preferito?
"Per la verità ce ne sono
tanti... Tanto per fare
qualche nome, come
organisti amo molto
Helmut Walcha e Gustav
Leonhardt. Per quanto
riguarda i pianisti, ho
un debole per Arthur
Rubinstein e Glenn Gould,
mentre tra i direttori
cosiddetti "filologici",
mi piacciono molto le
interpretazioni di Trevor
Pinnock e Gardiner".
Oltre all'insegnamento,
fa altre attività musicali?
"Ogni tanto mi capita di
accompagnare qualche
coro in occasione di
concerti; suono in chiesa
ed ho un piccolo gruppetto
di Canto Gregoriano".
Come è nata la Sua
passione per la musica?
"Da piccolo sono stato
in collegio e mi piaceva
molto fermarmi dopo la
Messa a sentire l'organista
che improvvisava
all'organo. Ho iniziato
allora, incoraggiato dalla
mia mamma, a studiare il
pianoforte e, dopo circa un
anno di studio, sono stato
nominato "vice" organista.
Da allora non mi sono più
fermato..."
Come organizza le sue
lezioni di musica?
"Dipende dal contesto. Di
solito, dopo aver scelto il
pezzo da far suonare ai
ragazzi, lo faccio ascoltare
e poi, con molta pazienza,
iniziamo a studiarlo
lentamente, poche battute
alla volta, analizzando il
ritmo e ripetendo i passaggi
che presentano qualche
difficoltà. Piano piano, con
grande soddisfazione di
chi ci ascolta (!!), arriviamo
fino alla fine... esausti!"
Lei organizza concerti?
"No, ma mi è capitato però
di farli".
Come si trova nella
nostra Scuola?
"Molto bene, devo dire".
È stato difficile
"ereditare" delle classi
che l'anno scorso hanno
avuto un altro insegnante
di musica?
"Non particolarmente".
Quali sono, secondo
Lei, gli obiettivi
dell ' Educazione
Musicale nella Scuola
Media?
"Oltre a quelli strettamente
culturali e musicali, come
l'educazione dell'orecchio,
l'acquisizione del senso
del ritmo, ecc., ritengo
sia molto importante
fare musica insieme,
perché in questo modo si
rafforza la socializzazione
e la collaborazione fra i
ragazzi. Ogni alunno si
sente coinvolto in prima
persona perché sa che
il risultato finale è dato
dalla collaborazione e
dall'impegno di tutti e
questo è molto importante
anche per la maturazione
dell'individuo. E poi la
musica è innanzitutto
"comunicazione" e chi non
sa comunicare, spesso,
rimane isolato".
C'è qualche talento
musicale tra i suoi
alunni?
"Non lo so ancora. Vedo
però qualcuno che si
distingue per passione ed
impegno, e questo è un
buon segno...".
Perché ha scelto di
insegnare agli alunni
il flauto dolce e non la
tastiera o la chitarra?
"Innanzitutto per una
questione organizzativa, e
poi perché il suono prodotto
dal flauto, specie se di
legno, ricorda molto quello
dell'organo a canne ed è
quello che si accosta più
di ogni altro alle sonorità
naturali del creato, come il
vento, il mare, gli echi dei
monti, l'acqua fluente...".
Stefano Battistella
Simone Turato |