titolo 8 giugno 2009Interni

La parola a Francesco Calcaterra, il nuovo insegnante di Educazione Musicale delle classi seconde

La resurrezione del flauto dolce


Il prof. Francesco Calcaterra con un gruppo di flautisti di 2aA

flauto dolceDopo anni di indiscusso primato del rock, torna nella nostra Scuola la melodia del flauto dolce. Autore di questo "miracolo" è il professor Francesco Calcaterra, che quest'anno insegna Educazione Musicale nelle classi 2a A e 2a B.

Professor Calcaterra, dove è nato?

"A Cuggiono".

Dove abita?

"A Bernate Ticino".

In quale altra Scuola insegna?

"Alle Scuole Medie di Mesero e di Marcallo".

Quali studi ha fatto per diventare un insegnante di Educazione Musicale?

"Ho conseguito il diploma di Organo e Composizione organistica al Conservatorio di Novara ed il Magistero in Canto Gregoriano all'Istituto Pontificio di Musica Sacra di Milano".

Qual è lo strumento in cui Lei ha una specializzazione?

"L'organo a canne".

Che tipo di musica ascolta?

"Di solito quella classica. Mi piace molto la musica di Bach e del periodo barocco in genere, ma non solo. Ascolto anche qualche cantautore: in questo periodo sto ascoltando De André e Guccini".

Qual è il suo musicista preferito?

"Per la verità ce ne sono tanti... Tanto per fare qualche nome, come organisti amo molto Helmut Walcha e Gustav Leonhardt. Per quanto riguarda i pianisti, ho un debole per Arthur Rubinstein e Glenn Gould, mentre tra i direttori cosiddetti "filologici", mi piacciono molto le interpretazioni di Trevor Pinnock e Gardiner".

Oltre all'insegnamento, fa altre attività musicali?

"Ogni tanto mi capita di accompagnare qualche coro in occasione di concerti; suono in chiesa ed ho un piccolo gruppetto di Canto Gregoriano".

Come è nata la Sua passione per la musica?

"Da piccolo sono stato in collegio e mi piaceva molto fermarmi dopo la Messa a sentire l'organista che improvvisava all'organo. Ho iniziato allora, incoraggiato dalla mia mamma, a studiare il pianoforte e, dopo circa un anno di studio, sono stato nominato "vice" organista. Da allora non mi sono più fermato..." Come organizza le sue lezioni di musica?

"Dipende dal contesto. Di solito, dopo aver scelto il pezzo da far suonare ai ragazzi, lo faccio ascoltare e poi, con molta pazienza, iniziamo a studiarlo lentamente, poche battute alla volta, analizzando il ritmo e ripetendo i passaggi che presentano qualche difficoltà. Piano piano, con grande soddisfazione di chi ci ascolta (!!), arriviamo fino alla fine... esausti!" Lei organizza concerti?

"No, ma mi è capitato però di farli".

Come si trova nella nostra Scuola?

"Molto bene, devo dire".

È stato difficile "ereditare" delle classi che l'anno scorso hanno avuto un altro insegnante di musica?

"Non particolarmente".

Quali sono, secondo Lei, gli obiettivi dell ' Educazione Musicale nella Scuola Media?

"Oltre a quelli strettamente culturali e musicali, come l'educazione dell'orecchio, l'acquisizione del senso del ritmo, ecc., ritengo sia molto importante fare musica insieme, perché in questo modo si rafforza la socializzazione e la collaborazione fra i ragazzi. Ogni alunno si sente coinvolto in prima persona perché sa che il risultato finale è dato dalla collaborazione e dall'impegno di tutti e questo è molto importante anche per la maturazione dell'individuo. E poi la musica è innanzitutto "comunicazione" e chi non sa comunicare, spesso, rimane isolato".

C'è qualche talento musicale tra i suoi alunni?

"Non lo so ancora. Vedo però qualcuno che si distingue per passione ed impegno, e questo è un buon segno...".

Perché ha scelto di insegnare agli alunni il flauto dolce e non la tastiera o la chitarra?

"Innanzitutto per una questione organizzativa, e poi perché il suono prodotto dal flauto, specie se di legno, ricorda molto quello dell'organo a canne ed è quello che si accosta più di ogni altro alle sonorità naturali del creato, come il vento, il mare, gli echi dei monti, l'acqua fluente...".

Stefano Battistella Simone Turato

le professoresse organizzatriciÈ inutile negarlo: le gite sono i momenti più divertenti di tutto l'anno scolastico. Forse non tutti sanno che l'organizzazione è complessa e richiede soprattutto tanta pazienza, anche perché - una volta stabilita la meta, effettuata la prenotazione, individuati gli insegnanti accompagnatori - occorre raccogliere le autorizzazioni firmate dai genitori degli alunni insieme alle quote di partecipazione. L'operazione, già di per sé laboriosa, è spesso complicata dal fatto che noi alunni molto spesso non siamo puntuali nelle consegne. Poi c'è chi prenota, paga, però poi non partecipa e chiede il rimborso; c'è invece chi si ricorda all'ultimo momento di non essersi iscritto... A fare in modo che tutto vada liscio pensano le professoresse Angela Gianno e Fiorella Ecco chi lavora dietro le quinte delle uscite didattiche La nostra "Agenzia Viaggi" Serra, che costituiscono una specie di piccola "agenzia viaggi" interna alla scuola, detta più propriamente "Commissione gite".

Le abbiamo intervistate per voi. Che cos'è la Commissione Gite e di che cosa si occupa?

"La Commissione Gite è composta da due insegnanti (noi) e si occupa di organizzare le uscite didattiche di tutta la nostra scuola, prendendo contatti con i teatri, i musei da visitare, ecc. ed effettuando le prenotazioni al momento opportuno".

Quando vengono scelte le mete delle gite?

"All'inizio dell'anno scolastico, devono essere approvate dal Consiglio d'Istituto e poi vengono comunicate ai genitori nell'Assemblea del mese di ottobre".

Quali sono le procedure da seguire per organizzare una gita?

"Vengono effettuate le prenotazioni, vengono individuati gli insegnanti accompagnatori (più eventuali supplenti), vengono raccolte nelle classi le autorizzazioni e i soldi".

Come mai ci sono delle classi che fanno più gite delle altre?

"Dipende dagli insegnanti disposti ad organizzarle e ad accompagnare i ragazzi".

È più difficile organizzare gite di più giorni o di un giorno solo?

"Ovviamente quelle di più giorni, perché occorre provvedere anche al pernottamento in ostello o in albergo".

Quali sono gli inconvenienti che si possono presentare quando si organizza una gita?

"A volte capita che i genitori approvino distrattamente il piano annuale delle gite nell'assemblea di classe. Quando poi si tratta di firmare l'autorizzazione e versare la quota, magari cambiano idea e gli alunni dichiarano di non voler venire. Se le prenotazioni sono già state fatte, può capitare che chi partecipa debba pagare di più".

Thomas Bonomelli
Luca Colombo


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