![]() | 8 giugno 2009 | Terza pagina - Cultura |
La battaglia del 1859Ricorre quest'anno un importante anniversario storico per la nostra zona: si celebra il 150° della famosa Battaglia, avvenuta il 4 giugno 1859 a Magenta. Si tratta di un evento che è stato decisivo nella Seconda Guerra di Indipendenza. Bisogna ricordare che all'epoca l'Italia non era ancora unita. Il regno Lombardo-Veneto era sotto il dominio dell'Austria, una potenza straniera ormai sempre più indesiderata dalla popolazione. I lombardi, però, non sarebbero mai riusciti a cacciare gli Austriaci da soli. Intervenne in loro aiuto il sovrano di uno stato confinante: si tratta del re Vittorio Emanuele II di Savoia, che governava il Regno di Sardegna (comprendente, oltre all'omonima isola, anche il Piemonte, la Savoia, Nizza e all'incirca l'attuale Liguria). Per avere più probabilità di sconfiggere l'Austria, Vittorio Emanuele II si procurò un alleato potente: la Francia dell'imperatore Napoleone III. Vennero firmati a questo scopo gli accordi segreti di Plombières il 20 luglio 1858 e in seguito, nel gennaio del 1859, un vero e proprio trattato di alleanza che stabiliva che il Regno Sabaudo e l'Impero francese avrebbero combattuto insieme contro l'Austria. In caso di vittoria, a guerra conclusa, Vittorio Emanuele II avrebbe controllato (annettendo il Lombardo-Veneto) un nuovo Regno detto "dell'Alta Italia", mentre la Francia avrebbe ottenuto dal Piemonte la cessione della Savoia e di Nizza. Questa alleanza, però, era di natura difensiva: Napoleone III avrebbe schierato la sua Armata, solo se l'Austria avesse attaccato per prima. In altre parole il Piemonte avrebbe dovuto procurare la guerra, ma non iniziarla, per ottenere l'aiuto dei francesi. E così fece. Le intenzioni dei franco-piemontesi da un lato entusiasmarono i lombardi desiderosi di indipendenza, ma dall'altro preoccuparono gli austriaci, che il 23 aprile, con un ultimatum, invitarono il Regno Sabaudo al disarmo entro tre giorni. La tattica del primo ministro del Regno di Sardegna, Camillo Benso Conte di Cavour, fu quella di lasciar decorrere il tempo previsto. In questo modo gli austriaci attaccarono il Piemonte, pensando di poterlo sconfiggere prima dell'arrivo degli alleati. Pensavano male. Infatti l'Armata francese intervenne in difesa del Regno Sabaudo, varcò il Ticino il 2 giugno a Turbigo, provenendo da Galliate, e si preparò ad attaccare Magenta da nord, muovendo sulla direttrice Turbigo - Castano - Buscate - Inveruno - Mesero - Marcallo, sotto la guida del generale Mac Mahon. Intanto l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe, che all'epoca aveva solo 29 anni, si stabilì a Milano e, allarmato per la situazione, diede l'ordine al feldmaresciallo Ferencz Gyulaj (comandante delle Armate austriache in Italia e Vicerè del Regno Lombardo-Veneto) di "proteggere il Ticino", per impedire ulteriori passaggi dei franco-piemontesi. Si decise perciò di far saltare il ponte di San Martino al Basto, frazione di Trecate, ma a causa della cattiva qualità della polvere risultarono danneggiate solo le prime due arcate della sponda sinistra. Pare che l'ingegnere milanese Marcello Rouger, incaricato della distruzione, abbia volutamente effettuato la miniatura del ponte in modo incompleto in quanto patriota. Alle ore 5 del 3 giugno avvenne l'occupazione austriaca del nostro paese, Boffalora. Venne minato il ponte sul Naviglio, vennero schierati cannoni e batterie di razzi e vennero persino sequestrate la barca-corriere e il battello del custode del Naviglio. Giunse a questo punto da ovest, attraversando il Ticino a San Martino sui resti del ponte in parte riparato, un secondo contingente di francesi, che arrivarono alla periferia di Boffalora, ma vennero fermati dal fuoco di sbarramento degli austriaci. Questi ultimi, alle ore 12, fecero saltare il ponte sul Naviglio, ma anche questa operazione non ebbe il successo sperato: molte delle micce si erano bagnate, dunque crollò solo metà della struttura e questo consentì ai francesi di passare attraverso la costruzione di un'improvvisata passerella di legno e di assaltare gli austriaci sull'altra sponda del canale. Tra le ore 17 e le ore 17.30 ci fu quello che è passato alla storia come "il combattimento di Boffalora", un breve scontro in cui i francesi costrinsero gli austriaci a ritirarsi. Si narra che il Parroco di allora, don Francesco Bodio, abbia seguito il combattimento dall'alto del campanile della chiesa. A questo punto gli austriaci tentarono di riordinare i loro reparti a Magenta, ma qui vennero attaccati dai francesi provenienti da Marcallo il giorno 4 giugno. La battaglia divampò soprattutto attorno alla stazione ferroviaria e nei pressi di Casa Giacobbe. Gli austriaci vennero sconfitti. In seguito, precisamente l'8 giugno, Vittorio Emanuele II e Napoleone III entrarono vittoriosi nella città di Milano, ormai libera dallo straniero. Marco Bonomelli | La scrittrice Annalina Molteni (a destra) riceve un omaggio floreale
(Annalina Molteni, "Domani sarà battaglia", Ed. La Memoria del Mondo, Magenta 2008, pp. 201) Irene Pedi |
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