Terza pagina - Cultura
Ricorre quest'anno un importante anniversario storico per la nostra zona: si celebra il 150° della famosa Battaglia, avvenuta il 4 giugno 1859 a Magenta. Si tratta di un evento che è stato decisivo nella Seconda Guerra di Indipendenza. Bisogna ricordare che all'epoca l'Italia non era ancora unita. Il regno Lombardo-Veneto era sotto il dominio dell'Austria, una potenza straniera ormai sempre più indesiderata dalla popolazione. I lombardi, però, non sarebbero mai riusciti a cacciare gli Austriaci da soli. Intervenne in loro aiuto il sovrano di uno stato confinante: si tratta del re Vittorio Emanuele II di Savoia, che governava il Regno di Sardegna (comprendente, oltre all'omonima isola, anche il Piemonte, la Savoia, Nizza e all'incirca l'attuale Liguria). Per avere più probabilità di sconfiggere l'Austria, Vittorio Emanuele II si procurò un alleato potente: la Francia dell'imperatore Napoleone III. Vennero firmati a questo scopo gli accordi segreti di Plombières il 20 luglio 1858 e in seguito, nel gennaio del 1859, un vero e proprio trattato di alleanza che stabiliva che il Regno Sabaudo e l'Impero francese avrebbero combattuto insieme contro l'Austria. In caso di vittoria, a guerra conclusa, Vittorio Emanuele II avrebbe controllato (annettendo il Lombardo-Veneto) un nuovo Regno detto "dell'Alta Italia", mentre la Francia avrebbe ottenuto dal Piemonte la cessione della Savoia e di Nizza. Questa alleanza, però, era di natura difensiva: Napoleone III avrebbe schierato la sua Armata, solo se l'Austria avesse attaccato per prima. In altre parole il Piemonte avrebbe dovuto procurare la guerra, ma non iniziarla, per ottenere l'aiuto dei francesi. E così fece. Le intenzioni dei franco-piemontesi da un lato entusiasmarono i lombardi desiderosi di indipendenza, ma dall'altro preoccuparono gli austriaci, che il 23 aprile, con un ultimatum, invitarono il Regno Sabaudo al disarmo entro tre giorni. La tattica del primo ministro del Regno di Sardegna, Camillo Benso Conte di Cavour, fu quella di lasciar decorrere il tempo previsto. In questo modo gli austriaci attaccarono il Piemonte, pensando di poterlo sconfiggere prima dell'arrivo degli alleati. Pensavano male. Infatti l'Armata francese intervenne in difesa del Regno Sabaudo, varcò il Ticino il 2 giugno a Turbigo, provenendo da Galliate, e si preparò ad attaccare Magenta da nord, muovendo sulla direttrice Turbigo - Castano - Buscate - Inveruno - Mesero - Marcallo, sotto la guida del generale Mac Mahon. Intanto l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe, che all'epoca aveva solo 29 anni, si stabilì a Milano e, allarmato per la situazione, diede l'ordine al feldmaresciallo Ferencz Gyulaj (comandante delle Armate austriache in Italia e Vicerè del Regno Lombardo-Veneto) di "proteggere il Ticino", per impedire ulteriori passaggi dei franco-piemontesi. Si decise perciò di far saltare il ponte di San Martino al Basto, frazione di Trecate, ma a causa della cattiva qualità della polvere risultarono danneggiate solo le prime due arcate della sponda sinistra. Pare che l'ingegnere milanese Marcello Rouger, incaricato della distruzione, abbia volutamente effettuato la miniatura del ponte in modo incompleto in quanto patriota. Alle ore 5 del 3 giugno avvenne l'occupazione austriaca del nostro paese, Boffalora. Venne minato il ponte sul Naviglio, vennero schierati cannoni e batterie di razzi e vennero persino sequestrate la barca-corriere e il battello del custode del Naviglio. Giunse a questo punto da ovest, attraversando il Ticino a San Martino sui resti del ponte in parte riparato, un secondo contingente di francesi, che arrivarono alla periferia di Boffalora, ma vennero fermati dal fuoco di sbarramento degli austriaci. Questi ultimi, alle ore 12, fecero saltare il ponte sul Naviglio, ma anche questa operazione non ebbe il successo sperato: molte delle micce si erano bagnate, dunque crollò solo metà della struttura e questo consentì ai francesi di passare attraverso la costruzione di un'improvvisata passerella di legno e di assaltare gli austriaci sull'altra sponda del canale. Tra le ore 17 e le ore 17.30 ci fu quello che è passato alla storia come "il combattimento di Boffalora", un breve scontro in cui i francesi costrinsero gli austriaci a ritirarsi. Si narra che il Parroco di allora, don Francesco Bodio, abbia seguito il combattimento dall'alto del campanile della chiesa. A questo punto gli austriaci tentarono di riordinare i loro reparti a Magenta, ma qui vennero attaccati dai francesi provenienti da Marcallo il giorno 4 giugno. La battaglia divampò soprattutto attorno alla stazione ferroviaria e nei pressi di Casa Giacobbe. Gli austriaci vennero sconfitti. In seguito, precisamente l'8 giugno, Vittorio Emanuele II e Napoleone III entrarono vittoriosi nella città di Milano, ormai libera dallo straniero.
Marco Bonomelli
La scrittrice Annalina Molteni (a destra) riceve un omaggio floreale
Presentato in Biblioteca il romanzo "Domani sarà battaglia" di Annalina Molteni
Alla vigilia della storia vera
Il 3 aprile scorso la nostra
classe, cogliendo l'invito
del Vicesindaco Filippo
Castelli, si è recata
presso la Biblioteca civica
di Boffalora per assistere
alla presentazione del
romanzo "Domani sarà
battaglia. Magenta,
3 giugno 1859" della
scrittrice Annalina Molteni,
edito da La Memoria del
Mondo. Prima di allora
alcuni di noi avevano
letto il libro, facendo una
relazione orale a tutta la
classe.
Si tratta di un romanzo con
sfondo storico ambientato
alla vigilia della Battaglia
di Magenta, precisamente
il 3 giugno 1859. Il libro
è diviso in capitoletti,
ciascuno dei quali è
contraddistinto da un'ora
del giorno. Si raccontano
le vite di varie persone,
che si intrecciano fra loro.
Si parla, ad esempio, di
Giacomo, un ragazzo
diciannovenne che,
insieme al suo insegnante
di musica professor
Grassi, è impegnato a
nascondere in cantina
vari strumenti, per evitare
che vengano danneggiati
nel corso della battaglia
che appare imminente.
La giornata prosegue.
Un altro personaggio che
compare è lo "strassoldo",
custode della scuola
di musica, che decide
di andare a far visita al
fratello scappando per
i campi, in quanto - per
ordine degli austriaci
- nessuno poteva uscire
da Magenta. Egli intende
chiedere al fratello alcuni
documenti che potevano
risultare utili nel caso in cui
la guerra, che ci sarebbe
stata da lì a poco, fosse
stata vinta dai francesi.
Al suo ritorno a casa lo
"strassoldo" trova l'amico
Berto, che lo avvisa che i
francesi stanno arrivando
e che hanno già superato
il ponte di San Martino.
C'è poi il caso del notaio
Du Bois, il quale decide
di suicidarsi insieme al
suo fedelissimo cavallo,
andando a schiantarsi
contro un affresco. E poi ci
sono tanti altri personaggi,
le cui azioni ci danno
l'idea del comportamento
della gente il giorno prima
della battaglia. "È un
racconto corale senza
un vero protagonista.
- ci ha spiegato Annalina
Molteni alla presentazione
della sua opera - Ho
immaginato di camminare
per le strade di Magenta il
3 giugno 1859, osservando
tante piccole scene
che potrebbero essersi
verificate verosimilmente".
In realtà un protagonista
del romanzo c'è, anche
se non si tratta di un
personaggio, ma di una
disposizione d'animo. La
vera protagonista è l'attesa
di non si sa bene cosa;
attesa che è il comune
denominatore di pensieri e
discorsi.
All'incontro in Biblioteca era
presente anche il libraioeditore
Tino Malini, che ci
ha innanzitutto spiegato la
differenza tra un saggista
(cioè uno studioso di
storia, che scrive un
resoconto fedele al "vero")
e un romanziere (cioè uno
scrittore che, partendo
da uno sfondo storico
di riferimento, vi innesta
personaggi ed azioni
d'invenzione, ma sempre
"verosimili"). "Il libro finisce
sulla soglia della Storia"
- ha concluso Annalina
Molteni. Infatti il narratore
tace, quando William
Parker, corrispondente del
giornale inglese "Times",
scrive il suo reportage
che inizia così: "Magenta,
4 giugno 1859. Ieri 3
giugno, un reparto dei
genieri francesi ha gettato
un ponte di barche sul
Ticino, nel Comune di
Turbigo. È iniziato da qui
il passaggio dell'esercito
dell'Imperatore Napoleone
III verso Magenta.".
(Annalina Molteni, "Domani sarà battaglia", Ed. La Memoria del Mondo, Magenta 2008, pp. 201)
Irene Pedi
Statale "Indro Montanelli" di Boffalora sopra
Ticino (MI). Anno scolastico: 2008/2009.
DIRETTORE RESPONSABILE: prof.ssa
GIOVANNA NOÈ
REDAZIONE: Nicola Basile, Andrea Battistella,
Stefano Battistella, Martina Belloli, Marco Bonomelli,
Stefano Bonomelli, Thomas Bonomelli, Giulia Carnago,
Luca Colombo, Irene Denti, Francesca Garavaglia,
Jonathan Gelmi, Alessandro Lavatelli, Emanuele
Locatelli, Irene Pedi, Massimiliano Porta, Simone
Renda, Giulia Tanzi, Simone Turato.
STAMPA: Olivares S.r.l. - Via G. Pascoli, 1/3
Robecco sul Naviglio (MI)