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“La musica è… l’arte di dar forma al tempo”
Uno dei docenti della nostra Scuola è il professor Andrea Raffanini, che insegna Italiano in 3a C e che è anche direttore dell’Orchestra sinfonica e del Coro del Teatro Lirico di Magenta. L’abbiamo intervistato per sapere come sia possibile svolgere contemporaneamente due lavori in apparenza molto diversi.
Professor Raffanini, com’è possibile che un insegnante di Lettere sia anche direttore d’orchestra?
“È complicato, ma è possibile. Insegno Italiano in questa Scuola, ma non ho una cattedra intera, solo uno spezzone: questo mi consente di svolgere anche l’attività pomeridiana e serale di direttore d’orchestra. Certo non è facile fare entrambe le cose, che comportano diverse responsabilità.
Per svolgere contemporaneamente due professioni ho dovuto studiare tanto. Dopo il Liceo Scientifico, mi sono laureato in Lettere e, mentre frequentavo l’Università, ho deciso di iscrivermi anche al Conservatorio, dove ho studiato composizione e direzione d’orchestra. Inoltre, alla Facoltà di Lettere, ho scelto l’indirizzo storico-musicale. Così ho messo insieme le due cose: la musica e la letteratura. Poi per dirigere le opere liriche, per esempio, bisogna conoscere la letteratura: così posso dire che la mia laurea mi ha aiutato nel mio lavoro di direttore d’orchestra, così come il mio lavoro di musicista mi ha aiutato ad insegnare”.
Quando ha scoperto la sua passione per la musica?
“Tardi: intorno ai quindici anni. Poi mi sono messo a studiare musica seriamente intorno ai vent’anni”.
Come si fa a diventare direttore d’orchestra?
“Bisogna fare determinati studi. Si può partire da uno strumento, generalmente il pianoforte, ma non necessariamente. Poi bisogna studiare composizione, storia della musica e infine occorre fare moltissima pratica, perché il direttore d’orchestra deve gestire il lavoro di tante persone e questo si impara solamente facendo pratica”.
Dove dirige i suoi spettacoli?
“Principalmente al Teatro Lirico di Magenta, dove sono uno dei direttori d’orchestra e direttore del coro. E poi anche in altri luoghi, dove di volta in volta sono chiamato”.
Di che tipo sono gli spettacoli che dirige?
“Possono essere concerti sinfonici con solo orchestra oppure delle opere liriche anche cantate”.
Abbiamo saputo che tiene anche cicli di lezioni di storia della musica. È vero?
“Sì, è un’altra mia attività, proprio quella che meglio unisce i miei studi letterari con i miei studi musicali. Ho tenuto recentemente lezioni di storia della musica destinate agli adulti a Robecco, poi in alcuni Istituti d’Istruzione Superiore e, nel passato, in tanti altri luoghi”.
Le piace di più fare l’insegnante o fare musica?
“Sono cose che non posso assolutamente paragonare. Fare l’insegnante vuol dire mettersi a contatto con la realtà del comunicare determinate esperienze a dei ragazzi giovani; fare il direttore d’orchestra, invece, significa coordinare il lavoro di professionisti adulti. Sono due mondi completamente diversi”.
Non ha mai pensato di insegnare Educazione Musicale nella Scuola Media al posto di Lettere?
“No. Preferisco avere una classe sola per più ore settimanali piuttosto che avere tante classi per poche ore settimanali”.
Ci può dire le analogie e le differenze dei suoi due lavori?
“L’analogia maggiore è la responsabilità: sia l’insegnante che il direttore d’orchestra hanno la responsabilità di far funzionare dei gruppi di persone. Un’altra analogia è che sia il professore sia il direttore d’orchestra devono godere della fiducia o degli alunni o dei musicisti: devo riuscire a convincere chi mi sta di fronte, nell’uno o nell’altro ruolo, che le cose che affermo hanno valore. Per quanto riguarda invece le differenze, posso dire che a scuola lavoro con persone giovani che devono imparare, mentre nella direzione d’orchestra coordino persone che sono già professionisti e quindi hanno già un grande bagaglio di conoscenze”.
Ritiene che la sua preparazione musicale sia una risorsa utilizzabile come insegnante di Lettere?
“Si. Musica e Letteratura sono sorelle, sono nate dallo stesso embrione e da lì hanno avuto delle vite parallele o, molto più spesso, incrociate”:
Suona qualche strumento?
“Il pianoforte”.
Come fa a capire se qualche musicista dell’orchestra sbaglia? Non sa suonare tutti gli strumenti?
“Il direttore d’orchestra deve conoscere le possibilità esecutive di ogni strumento, per cui riconosce quando uno strumentista sbaglia. Per quanto riguarda le note, studia la partitura, che è l’insieme di tutte le parti, deve riconoscere le note e capire se sono giuste”.
C’è qualche famoso direttore d’orchestra a cui si ispira?
“Sono diversi. Uno è Sergiu Celibidache, che è stato un direttore rumeno morto negli anni Novanta che mi ha sempre appassionato per la sua grande lucidità. L’altro è Carlos Kleiber, che mi ha sempre appassionato per la sua grande tecnica e per l’eleganza. Un terzo è Claudio Abbado, che mi piace tantissimo, oltre che per la tecnica, anche per la mentalità”.
Ci può dare una sua definizione di musica?
“La musica è… l’arte di dar forma al tempo. Essa vive infatti solo attraverso il tempo perché non esiste se si ferma il tempo. Se la musica è veloce, il tempo scorre rapidamente ma, se si ascolta una musica lenta, sembra che il tempo rallenti. Quindi si può dire che la musica organizza il tempo secondo un ritmo”.
Luca Colombo e
Jonathan Gelmi
In occasione della "giornata della Memoria", ricorrenza istituita dal Parlamento italiano per commemorare le vittime del nazismo e dell'Olocausto ed in onore di coloro che hanno protetto i perseguitati, la nostra classe ha visto il film intitolato Il pianista. Parla di un ebreo di nome Wladyslaw Szpilman e della sua vita dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale (1939-1945) con l'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche. La città di Varsavia, dove lui abita e dove lavora come pianista in una stazione radiofonica, viene occupata e tutti gli ebrei come lui vengono prima catturati e costretti a vivere in un ghetto, poi deportati a loro insaputa nei campi di concentramento, dove vengono spesso uccisi nei modi più atroci. Wladyslaw si sottrae a questo destino fuggendo: torna dapprima nel cuore della città, dove trova altri ebrei che si erano salvati ma che erano stati sottomessi dai tedeschi, i quali li facevano lavorare in un cantiere. Un giorno decide di scappare grazie a dei suoi vecchi conoscenti e si stabilisce in un alloggio segreto. Messo di nuovo in fuga da una vicina che lo scopre, trova ospitalità da un altro suo conoscente, ma poi si ammala fino a quando i tedeschi attaccarono il palazzo e Wladyslaw si vede costretto a fuggire ancora. Trovato riparo nella soffitta di una casa apparentemente vuota, viene scoperto da un ufficiale nazista che però, riconoscendo in lui un grandissimo talento musicale, lo risparmia e lo aiuta, fornendogli viveri e donandogli persino il suo cappotto per ripararsi dal freddo. Wladyslaw è di nuovo libero dopo la sconfitta dei tedeschi da parte dell'Armata Rossa. E riprende a suonare il pianoforte, il suo vero strumento di salvezza.
Jonathan Gelmi
(Il pianista, un film di Roman Polanski con Adrien Brody, 2002).