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Esteri |
Mercoledì 16 aprile, noi alunni delle classi seconde della Scuola Media di Boffalora siamo andati in gita sul Lago d'Iseo, precisamente a Montisola, la più grande isola lacustre d'Europa. Era un giornata fantastica, con un sole splendido e un cielo senza nuvole. La partenza è stata alle ore 7. Dopo circa due ore e mezza di viaggio, accompagnati dai professori Pierluigi Calcaterra, Teresa De Franco, Gilda Lenzarini, Alessandra Lemorini, siamo arrivati a destinazione. Scesi dal pullman, ci siamo subito avviati nel punto dove dovevamo prendere il traghetto; prima, però, ci siamo fermati in un bar per fare colazione e abbiamo potuto dare da mangiare ai cigni e alle papere. Dopo circa tre quarti d'ora, siamo saliti sul traghetto. Siamo passati in mezzo al lago, c'era tantissimo vento, ma siamo riusciti lo stesso a vedere il panorama e a fare qualche foto alle montagne innevate e alla piccola e bella isola di San Paolo. Nel giro di una ventina di minuti siamo approdati sull'isola. In un primo momento ci siamo fermati in uno spiazzo, dove la visuale era bellissima. Purtroppo siamo andati via subito. Abbiamo camminato per circa due ore intorno all'isola, di cui conoscevamo già il territorio, visto che l'avevamo studiato e rappresentato con un plastico durante le lezioni del prof. Calcaterra nel laboratorio di cartografia. Inoltre, due giorni prima della gita, sempre il prof. Calcaterra ci aveva mostrato sulla lavagna multimediale della nostra scuola, una serie di immagini di Montisola, illustrandoci le pendenze del territorio e la vegetazione tipica.
Dopo la lunga camminata, durante la gita, ci siamo fermati a mangiare e a rilassarci un po', facendo delle foto o giocando. Poi, presi gli zaini, siamo partiti e abbiamo camminato ancora per ben due ore, attraversando prati, boschi e paesini: non ce la facevamo più! Qualcuno di noi, avendo finito le bibite e non resistendo più dall'arsura, è persino andato a bere l'acqua del lago e l'ha trovata buonissima. Abbiamo preso ancora il traghetto, poi il pullman per il rientro a Boffalora. Crediamo che questa gita sia piaciuta a tutti perché eravamo lontani dai soliti rumori delle macchine e delle moto. Anche se abbiamo camminato tutto il giorno.
Martina Belloli e
Alessandro Lavatelli
“Ognuno di noi ha un animale simbolico a cui assomigliare”.
Giovedì 15 maggio noi alunni della Scuola Media siamo andati alla Biblioteca Civica di Boffalora, per partecipare alla presentazione del libro L’airone e l’aquila di Alessandra Perotti, edito dalla Libreria La Memoria del Mondo di Magenta. Era presente l’autrice, a cui abbiamo potuto fare molte domande, e l’editore, Tino Malini.
Il libro parla di una ragazza di nome Cecilia, che ha quasi dodici anni. Vive in una fattoria con gli zii, i nonni e la mamma, mentre il padre è morto in guerra. Un giorno la nonna Teresin le regala un quaderno e le dice di usarlo come diario personale. Così incomincia a scrivere il 15 settembre 1942. Cecilia ama studiare e viaggiare. Trascorre molto del suo tempo libero con un amico, Osvaldo, con cui va spesso a giocare in riva a un ruscello. Un giorno i due ragazzi si accorgono che qualcuno si nasconde nel capanno del vecchio Togn: è un uomo di nome Matteo, ha ventidue anni ed è scappato dall’isola di Rab diretto a Torino dai nonni paterni. Cecilia decide di aiutarlo, portandogli quotidianamente del cibo e Matteo le dimostrerà gratitudine sia difendendo lei i suoi familiari da due soldati tedeschi, sia donandole una somma di denaro alla sua partenza; soldi che tutti le consigliano di usare per andare a studiare in un collegio di Novara.
La seconda parte del libro è ambientata invece a Beirut, durante i bombardamenti israeliani di epoca contemporanea. Cecilia è ormai una donna anziana e conosce una bambina del luogo, Yamina, alla quale racconta parte della sua storia.
“Mi piace andare a vedere il fiume. (…) Ci sono gli aironi immobili, solo ogni tanto si chinano per mangiare qualche verme o altri insetti che stanno nell’acqua. Io pensavo di voler essere come loro. La maestra ci ha spiegato delle loro abitudini e ci ha detto che sono uccelli tranquilli, anzi, ha detto “abitudinari”. Volevo essere come loro finché non ho visto passare un’aquila. Mi è mancato il fiato. È venuta giù come un fulmine dal cielo (…) ha catturato un topo e via, con una curva bellissima è tornata in alto ma così in alto che uno non se lo può immaginare. Mi spiace per gli aironi ma io vorrei essere un’aquila”.
Simone Turato
(Alessandra Perotti, L’airone e l’aquila, Ed. La Memoria del Mondo, Magenta 2008, pp. 140)