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Interni

Parlano Ezio Raimondi, addetto alla sicurezza del plesso, e Fiorangela Arrigoni, futura RSPP

La nostra scuola è “sicura”?

“Purtroppo le prove di evacuazione spesso non sono prese con serietà né dagli alunni né dagli insegnanti”.

Non tutti sanno che, nella nostra Scuola, esiste la figura dell’Addetto alla Sicurezza del plesso. Da ben cinque anni questo ruolo è ricoperto dal professor Ezio Raimondi, insegnante di Matematica e Scienze. Il suo compito principale è quello di fare attenzione alle segnalazioni date dai professori, dagli alunni e dai collaboratori scolastici in merito all’edificio scolastico e di comunicare eventuali problemi al Comune per le manutenzioni del caso. Alla fine di ogni anno scolastico, inoltre, viene compilato un modulo, indicando gli eventuali interventi di messa a norma e sicurezza da fare: essi spettano tutti all’Amministrazione comunale.
Per diventare un addetto alla sicurezza, un tempo non bisognava avere nessuna qualifica particolare; oggi, invece, occorre seguire un corso di preparazione specifico e sostenere un esame conclusivo. Durante questi ultimi anni, fortunatamente, non si sono mai verificati incendi, crolli né alcun altro tipo di incidente grave a scuola. Se dovesse accadere qualcosa del genere, il professor Raimondi non sarebbe responsabile in prima persona: “Lo sarebbe il Dirigente Scolastico, – ci spiega – in quanto datore di lavoro”. Un altro compito dell’addetto alla sicurezza è quello di organizzare periodicamente delle prove di evacuazione della scuola, simulando per esempio degli allarmi antincendio. “Purtroppo queste prove – commenta con un certo rammarico il prof. Raimondi – non sono solitamente prese con serietà e non solo dagli alunni, ma anche dai professori”. L’ultima prova di evacuazione effettuata risale a martedì 27 maggio ed è avvenuta anche grazie all’intervento della Protezione Civile di Magenta che, per simulare i problemi che si possono creare in caso di incendio, ha usato dei fumogeni. La prova ha evidenziato un problema di cui tener conto: la campanella di allarme non si sente assolutamente né in palestra né in alcune classi al primo piano, per esempio in 2^ B e in 2^ C. Per quest’ultima, infatti, è stato necessario l’intervento provvidenziale della collaboratrice scolastica Carla, che si è accorta in tempo che gli alunni mancavano all’appello e che si è personalmente recata nell’aula a cercarli. La ringraziamo molto, altrimenti avremmo offerto una simulazione di “alunni arrostiti”.
Un’altra cosa che non tutti sanno è che la professoressa Fiorangela Arrigoni, insegnante di Educazione Artistica, assumerà l’anno prossimo l’incarico di RSPP, cioè di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione di tutto l’Istituto Comprensivo “De Amicis”, quindi di ben sei plessi. Attualmente il ruolo è svolto dalla maestra Petitti della Scuola Primaria di Boffalora, che però andrà in pensione l’anno prossimo. Il suo compito principale è coordinare i lavori dei vari addetti alla sicurezza dei plessi, verificare che essi controllino gli edifici scolastici e che segnalino ai rispettivi Comuni tutti i problemi riscontrati. Per poter svolgere l’incarico di RSPP, che ha accettato perché riteneva che potesse essere “una nuova ed interessante esperienza”, la prof. Arrigoni ha frequentato un corso di specializzazione e ha superato un esame finale.

Marco Bonomelli


Momenti di panico in 2a C

Intrappolati in classe

Mercoledì 9 aprile 2008 a scuola è successa una cosa strana. Dopo l’intervallo della mensa, avevamo ancora due ore di lezione. Alla prima avevamo Geografia con la professoressa Giovanna Noè. Eravamo tutti pronti per la spiegazione, quando l’insegnante si è accorta di aver lasciato la sua valigetta nell’aula professori e allora uno di noi, Andrea Battistella, si è offerto di andare a prendergliela. Ma quando l’alunno ha cercato di uscire dall’aula, la porta non si è aperta. La maniglia girava a 360°, a vuoto. Incredibile: eravamo chiusi dentro! Anche la nostra prof., ovviamente, ha provato ad aprire la porta, ma non c’è stato niente da fare. Allora abbiamo incominciato a chiamare le bidelle del nostro piano: inutile, non ci sentivano. Stefano Battistella si è alzato di scatto e ha dato un pugno alla porta, ma non ha ottenuto nulla. A questo punto la prof. Noè ha deciso di telefonare, usando il suo cellulare, alla bidelleria al piano terra. Le ha risposto il collaboratore scolastico Vincenzo che, insieme a Carla, è subito venuto in nostro soccorso. Non è stato né semplice né veloce aprire la porta. Mentre i bidelli si davano da fare in corridoio, man mano che il tempo passava, in classe aumentava la preoccupazione. Solo qualcuno sembrava tranquillo e aveva addirittura voglia di giocare a “carta, forbice e sasso”, come Luca Colombo e Alessandro Lavatelli. Altri invece volevano sfondare dall’interno la porta con una spallata, come i due fratelli Battistella e Stefano Bonomelli (forse ci sarebbero anche riusciti…). Qualcuno, come Simone Turato, prendeva appunti, pronto ad utilizzare il fatto come argomento di un possibile articolo per il giornalino della scuola. Alcune ragazze mostravano un certo disagio e, dichiarando di soffrire di claustrofobia, incominciavano ad affacciarsi alla finestra in cerca di aria. Addirittura qualcuno progettava una via di fuga alternativa alla porta: lanciarsi dal primo piano non era consigliabile, però forse sarebbe stato possibile uscire dalla finestra, camminare sul cornicione e rientrare dalla finestra vicina della 2a B: certo sarebbe stato un po’ rischioso… Intanto in corridoio i collaboratori scolastici continuavano a cercare di aprire la porta, usando vari attrezzi, come il martello, il cacciavite, ecc. La porta della nostra classe sembrava essersi trasformata nella porta dell’Inferno di Dante, di cui avevamo appena studiato a memoria l’iscrizione che dice: “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. Alle 14.50 circa la situazione si è sbloccata, grazie ad una forte martellata di Vincenzo che, dopo aver sfilato la maniglia, ha dovuto rompere addirittura lo stipite e grazie ad una spallata di Carla. I bidelli sono stati ringraziati con un caloroso applauso da parte di tutti noi. Per fortuna Vincenzo era tornato proprio quel giorno dopo un’assenza per malattia, altrimenti forse le altre collaboratrici scolastiche non sarebbero riuscite da sole a liberarci.

Alessandro Lavatelli e
Andrea Battistella


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